La Pandemic Fatigue secondo la WHO e secondo Yumi

WHO (World Health Organization)

Maria Mauriello - Communication manager in Yumi

L’Organizzazione mondiale della sanità (WHO), ente dell’Onu, in risposta alla richiesta di aiuto da parte degli Stati Membri durante la crisi pandemica, ha stilato una sorta di quadro politico di pianificazione e attuazione per la prevenzione e gestione delle pandemie.

Il documento è costituito da una serie di strategie atte a mantenere e rinvigorire il sostegno pubblico, affinché nessun settore possa essere lasciato indietro.

I punti cardine sono 4:

  1. Capire le persone;

  2. Permettere loro di vivere la propria vita in totale sicurezza;

  3. Coinvolgerle come parte integrante di risoluzione alla crisi, riducendo i rischi;

  4. Riconoscere il forte impatto del virus sulla loro vita.

Ciò che ogni individuo vive è un malessere, una “fatica”, appunto, vista come una naturale reazione alla durata prolungata di questa crisi.

Per “pandemic fatigue”, infatti, si intende una generale demotivazione nel gestire tutte le informazioni relative al Covid-19 seguita da un atteggiamento di alienazione, mancanza di speranza e noncuranza. Vi è un numero crescente di persone che non segue raccomandazioni e restrizioni proprio perché in loro è minore la percezione del rischio.

Pandemic fatigue: una generale demotivazione nel gestire tutte le informazioni relative al Covid-19 seguita da un atteggiamento di alienazione, mancanza di speranza e noncuranza.

Naturalmente, il processo di demotivazione segue il processo di sopravvivenza generale di ogni individuo che, dinanzi alle crisi, adopera comportamenti in base a degli adattamenti mentali e fisici. Tuttavia, quando le restrizioni si trascinano, ci si sente impossibilitati nell’adottare un nuovo stile per affrontare la situazione. Sentirsi stanchi e sopraffatti è il risultato di una complessa interazione di molteplici fattori che influenzano i comportamenti protettivi provenienti dall’ambiente culturale, sociale e legislativo.

Le emozioni e i fattori contestuali, però, possono avere un maggiore impatto sui comportamenti e ciò comporta la necessità di una corretta comunicazione più appropriata della situazione epidemiologica e non semplicemente di una strategia volta a fornire le informazioni in materia di sanità pubblica che risulta inefficace.

E’ importante, pertanto, ascoltare le persone, capire i loro bisogni e pianificare politiche che rispondano a tali esigenze e che riflettano il senso di auto-identità delle persone. Le ricerche hanno dimostrato come le storie siano potenti motivatori: le persone, cioè, sono maggiormente propensi a seguire le azioni se l’informazione è presentata in modo che conti per loro. Opportuno, ad esempio, sarebbe comunicare in maniera creativa consigli su come continuare a vivere la vita riducendo il rischio di trasmissione e aiutare il pubblico a distinguere tra rischio ridotto ed elevato.

In definitiva, la fatigue può essere affrontata attraverso la resilienza, allievando le difficoltà grazie a strumenti sociali, culturali e con aiuti governativi che sostengano emotivamente la società.

Vengono proposti, quindi, cinque principi trasversali che dovrebbero essere utilizzati come una “lista di controllo”:

1. TRASPARENZA:

Messaggi chiari e semplici, essere trasparenti nella condivisione dei motivi alla base delle raccomandazioni e delle restrizioni;

2. EQUITÀ:

Per fidarsi delle autorità, la gente ha bisogno di ritenere che tutti i pareri siano inclusivi e che le decisioni siano basate su criteri oggettivi non arbitrari, sforzandosi di avere un livello di equità più alto possibile nella comunicazione delle restrizioni;

3. COERENZA:

La comunicazione deve essere coerente e, quindi, anche le azioni del leader, così come quelle delle autorità, devono seguire tale principio;

4. COORDINAMENTO:

Il coordinamento delle parti interessate è fondamentale per creare fiducia;

5. PREVEDIBILITÀ:

La prevedibilità è una base psicologica necessaria che previene lo stress e il sovraccarico mentale. Fissare criteri oggettivi di comportamento, ad esempio, può aiutare le persone nell’agire e sapere cosa aspettarsi.




E cosa ne pensa Yumi?

Questo decalogo ci sembra un esempio perfetto per spiegare nella pratica cosa intendiamo per nudges che sono semplicemente delle spinte gentili a fare la cosa giusta senza alcun processo di manipolazione, anzi rispettando la libertà della persona di decidere secondo la propria coscienza.

Per far fronte alla pandemic fatigue dal punto di vista digitale crediamo fortemente nell'utilità dei tool come Yumi. Un'app dove i colleghi si scambiano consigli, nudges ed osservazioni in maniera volontaria e anonima con l’obiettivo di crescere personalmente e migliorare la propria community con un’alta onestà intellettuale ed un forte senso di engagement.

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