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Il valore della cura - riflessione attuale su libertà e resilienza.

31/07/2020
Yumi Family
fiore dal deserto

Daniela Gissara - Talent Optimizer, Expert PI Certificato (The Predictive Index)

Se è vero che il Coronavirus ha trovato l’ individuo impreparato ad affrontare le sfide, questa potrebbe rivelarsi come l’occasione feconda per ripensare al punto nodale della vocazione umana:
la fratellanza, l’unico strumento di difesa della vita contro la morte

Ho sempre avuto una concezione solidaristica della vita, della serie “Nessuno si salva da solo”. La vera rivoluzione è come sempre, il desiderio. Il motore, la spinta a muoversi verso qualcosa o qualcuno.


Il nuovo evento del 2020 ci ha posto di fronte ad un trauma collettivo. Nessuna difesa era possibile. L’evento che ci ha travolti – come avviene in ogni trauma – è stato un evento inatteso, imprevedibile, ingovernabile. Ci ha fatto sentire tutti inermi. E abbiamo anche compreso che questo trauma non si può sconfiggere se non insieme.

Come dice M.Recalcati * “Il virus segna la morte definitiva dell’ideologia individualista. La libertà non è una proprietà individuale. La libertà nella sua cifra più alta è solidarietà. Questa è la lezione traumatica di questo virus”.

Io vivo a Milano. Milano è la capitale morale del nostro paese; è una citta illuminista, aperta, capace di accoglienza e di solidarietà (non si contano le associazioni di volontariato legate e non alla Chiesa). I cittadini della Lombardia e soprattutto il suo personale sanitario hanno dato prova di grande energia e capacità nella risposta all’epidemia. Ma ci sono state settimane dove si sentivano solo il suono delle campane e delle autoambulanze. E sono mancati i giusti mezzi (mascherine, respiratori, posti letto in terapie intensive) per rispondere seriamente alla pandemia. La Lombardia, e pian piano tutto il paese, ha messo in moto straordinarie energie, il suo popolo ha obbedito con ordine ai decreti governativi che hanno imposto il distanziamento sociale…

Distanziamento sociale è un vero ossimoro… non può non farci pensare al valore di ciascuno uguale all’altro. Improvvisamente siamo stati (e siamo ancora in modo diverso!!) tutti coinvolti allo stesso modo di fronte alla paura (ma finirà? Quando tornerà tutto come prima? Ma potrà tornare tutto come prima?) e tutti coinvolti ad occuparci dell’altro, tutti in attesa di poter reagire con ancora più attenzione ai comportamenti agiti verso se stessi e i propri cari e verso la comunità.
Essere umani significa essere vincolati all’altro sin dal tempo della nostra nascita. Il principio fondamentale della libertà è la fratellanza. Ma non una fratellanza di sangue, col più vicino, col familiare, ma la fratellanza con lo sconosciuto. È quello che il virus ha mostrato: lo sconosciuto che incontro camminando per strada è essenziale per la mia stessa vita; i suoi atti sono essenziali ai miei; la mia vita è essenziale per la sua. La difesa della vita dalla morte non può essere l’azione di uno solo, ma può essere solo collettiva, comune, fraterna.


Anche le organizzazioni hanno risposto con una straordinaria CURA verso le proprie risorse, riconoscendone il valore unico e inesauribile proprio stando ognuno a casa propria, ognuno connesso, portando dentro il video tutto il proprio contesto (la casa, i figli, le preoccupazioni per chi ha la famiglia lontano…) e dovendo ri organizzare agenda e piani. E l’adesione è stata positiva, le iniziative a sostegno individuale o di gruppo, sono state stra apprezzate, si stanno trovando forme nuove di connessione e “vicinanza” perché scambiarsi feedback, trovare spunti di riflessione, vivere in qualche momento l’Agorà… sarà il nostro futuro. Tutti accomunati dal bisogno di attraversare il momento insieme trovando spazi e tempi nuovi.

Questa lezione riguarda per me due grandi temi. Il primo è quello della libertà. Il covid-19 insegna che quella concezione della libertà che abbiamo coltivato in Occidente negli ultimi decenni, la libertà come proprietà individuale, come arbitrio della volontà, è una concezione vuota e monca. Nessuno può salvarsi da solo, perché la forma eticamente più alta della libertà è la solidarietà. La seconda riguarda la violenza sull’ecosistema dell’uomo: quello che sta accadendo ha come presupposto il superamento di un limite. Abbiamo violentato il nostro pianeta. E forse la violenza dell’epidemia è una violenza di ritorno della nostra stessa violenza.
E’ possibile che la potenza negativa di questo trauma stimoli invece una risposta positiva altrettanto potente. Bisogna liberare le nostre energie migliori per immaginare il mondo in modo nuovo.


Mettere in moto la forza generativa del desiderio, piantare una moltitudine di vigne.

*

M. RECALCATI - NESSUNO SI SALVA DA SOLO APRILE 2020

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