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Felicità: la felicità nella vita e al lavoro nel 2021.

29/03/2021
Yumi Family
felicità

Alba Pezone - Yumi family

Appena ricevuta la commissione, ne ho subito riformulato il titolo in domanda. Come essere felici, nella vita e al lavoro, in un periodo come questo? Infatti, non si tratta per me di dire cosa sia la felicità (questo, ciascuno di noi lo sa, per sé), né quanto siamo felici oggi (non posso misurare né confrontare collettivamente con un prima o un dopo), ma di raccontare come essere felici. Ho scelto quindi di restare nel mondo dei comportamenti, che influenzano i nostri pensieri, che influenzano le nostre emozioni.

"Cerco di fare, nella vita, le cose che mi piacciono, e che alcune di queste diventino produttive."

Quello che state per leggere, su come abbia fatto io a ritrovare (perchè ogni tanto l’ho perso) il filo della mia felicità, non ha valore generale ma solo valore di esempio nel quale, forse, alcuni di voi si riconosceranno o, spero, troveranno stimoli.


Preciso subito che, personalmente, non distinguo la felicità nella vita dalla felicità al lavoro. La mia equazione professionale (sono libera professionista da diversi anni) è più o meno questa: cerco di fare, nella vita, le cose che mi piacciono, e che alcune di queste diventino produttive.


Detto questo… Quando tutto si chiude all’improvviso per una durata indeterminata, e non resta niente, o così poco, delle libertà di prima, che fai? Che fai quando senti che, in questa chiusura, l’in-felicità sta in agguato? (non mi piace scrivere infelicità, preferisco in-felicità, per tenere separata la negazione e proteggere l’integrità della felicità).

A tirarmi fuori dallo stordimento del primo confinamento, è stato un libro, I barbari. Saggio sulla mutazione, di Alessandro Baricco. Scritto nel 2006 (visionario Baricco).
Fin dalle prime righe ho saputo che conteneva tutto quello di cui avevo bisogno. Una scossa vitale. Anzi, una doppia scossa. Per il contenuto (il libro è un tentativo di pensare) e per la forma (di scrittura in diretta). Baricco scrive dall’interno della mutazione, standoci dentro. È quindi possibile, mi sono detta, pensare, capire, andare avanti, muoversi, stando in mezzo a una bufera.

“È (…) una cura – scrive Baricco. Nella grande corrente, mettere in salvo ciò che ci è caro. È un gesto difficile perché non significa, mai, metterlo in salvo dalla mutazione, ma, sempre, nella mutazione. Perché ciò che si salverà non sarà mai quel che abbiamo tenuto al riparo dai tempi, ma ciò che abbiamo lasciato mutare, perché ridiventasse se stesso in un tempo nuovo".

Dovevo quindi, era l’invito di Baricco, salvare la mia felicità, lasciandola mutare in tempo di Covid.


Questa, la prima lezione: per essere felice, devi continuare a pensare. Se pensi, sei vivo. Se sei vivo, desideri. Se desideri, stai dalla parte dell’energia e della gioia, espressioni della felicità.

Ma se il pensiero è paralizzato e denutrito (niente amici, né cinema, né teatro, né musei, né viaggi), che fai? È il corpo che devi rimettere in movimento. Ho deciso di muovermi nel confinamento. Non la passeggiata da gelato, occasionale e indolente, che in me non produce niente. Ma la camminata con impegno: veloce, quotidiana, minimo 1 ora. Sapevo che, prima o poi, il pensiero avrebbe seguito (nel mondo di prima, nuotavo ogni giorno).


Questa, la seconda lezione : l’in-felicità è immobilismo, la felicità è movimento. Per essere felice, ti devi muovere.

E così è stato. Camminando veloce, pensieri nuovi e felici, inaspettati, mai pensati prima, sono venuti a galla. Più pensieri messi insieme sono diventati dei ragionamenti. E i ragionamenti più tenaci sono diventati progetti sui quali ho lavorato, o sto lavorando. Non tutti hanno funzionato (ma per me la capacità di desiderare conta più della soddisfazione del desiderio appagato). Mi sono candidata a un posto che sognavo di avere, che non potevo avere e che non ho avuto. Ma l’ho fatto così seriamente - per i tre mesi della candidatura ho imparato e immaginato mille cose, che molti ci hanno creduto e mi hanno sostenuta. Ho immaginato un libro nuovo, per attraversare l’Italia da nord a sud, che sarà pubblicato. Ho coltivato la mia passione per Procida, che diventerà forse la base di una nuova impresa. Anche quest’articolo l’ho scritto così, camminando veloce verso il porto di Napoli.


Questa, la terza lezione : quando tutto manca, ci resta quello che siamo. Ma bisogna scavare, in quello che siamo. Scava scava, la felicità viene fuori.

La fame (il desiderio, il movimento, l’introspezione) è il miglior cuoco (per la felicità).

Schopenhauer cita questo proverbio alla fine de L’arte di essere felici. Non sono sicura che sia questo il principale insegnamento del suo volumetto di saggezza pratica in 50 massime. Ma è quello che ha lasciato in me la traccia più profonda.

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