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Antifragilità - sapevi che i concetti dell'antifragilità ti aiutano ad imparare dai momenti difficili?

21/07/2020
Yumi Family
Anti_fragile

Anna Simioni - Yumi advisor

Tempi, questi e quelli a venire, per la precisazione di parole ed idee già fluttuanti nell’immediato ieri ma finora catturate con sicurezza solo dal lessico ristretto di mondi specialistici.
Anti-fragilità: una parola che ancora cerca una veste capace di additare come poche altre ciò che saranno apprendimento e forza nel futuro.
Secondo Nassim Taleb (autore de Il Cigno Nero) tutto, al mondo, può essere classificato in tre categorie. Le prime due sono fin ovvie: le cose “fragili” (si rompono se esposte a shock o variabilità nel tempo: è il caso del vetro, che si spezza per urti, alte o basse temperature, vibrazioni sonore) e le cose “robuste”, o “resilienti” (rimangono inalterate in caso di stress ritornando alla loro condizione originale o adattandosi al nuovo stato: una palla che assorbe un colpo).
Più illuminante, oggi, è la terza categoria: l’antifragilità. Le cose “antifragili” diventano più forti (o più correttamente meno “fragili”) dopo un’esposizione, entro certi limiti di intensità, ad uno shock.
L’antifragilità non è infrangibilità: chi è antifragile ha affrontato uno stress e lo ha superato elaborando informazioni, anche e in qualche misura soprattutto su di sé: arriva così a conoscere il proprio limite e il livello di sollecitazione che è in grado di sopportare.
Quando, nella nostra ancestrale infanzia di specie, sopravvivevamo nella condizione di cacciatori-raccoglitori, eravamo antifragili per definizione. Ci siamo evoluti proprio per questo e questa dote è conficcata, forse nascosta, nel nostra DNA: tendiamo a dimenticarcene in assenza di stimoli e di necessità. Il succo del nocciolo del concetto di antifragilità sta nel pensare che uno ‘stress gestito’ con il giusto riequilibrio in termini di riposo e serenità sia meglio dell’assenza di stress. Questa parola ci invita ad introdurre varianza, in quantità sopportabile, nella nostra vita. Assumersi rischi limitati e ragionati senza farsi fermare dagli ostacoli che incontriamo nel fare qualcosa – a patto di saper creare un contesto sufficientemente ‘sicuro’ per tesorizzare ciò che stiamo imparando – sarà la molla vitale della comprensione e ‘saggezza’ del tempo futuro.

Si usa dire da qualche decennio che viviamo in un mondo VUCA (acronimo inventato dall’esercito americano alla fine della guerra fredda che definisce il nuovo mondo come Volatile, Incerto, Complesso, Ambiguo)
Oggi questo sembra particolarmente vero ma in realtà lo stiamo riscoprendo: siamo antifragili, nel nostro profondo. E’ stato da tempi immemori il nostro ‘attrezzo’ per costruire futuro, spalancandoci sempre nuove opportunità.
Lo dice con toccanti parole, Carl Jung nel Libro Rosso in un racconto relativo ad una nave che non riusciva ad attraccare al porto dove sostava da mesi a causa di un’epidemia. Il suo capitano ricorda infatti ad un marinaio “Sì, quell'anno mi privarono della primavera, e di tante altre cose, ma io ero fiorito ugualmente, mi ero portato la primavera dentro, e nessuno avrebbe potuto rubarmela più".

Per cercare di rendere concreta l’idea vi chiedo di pensare ad una volta in cui qualcosa di importante è andata storta o avete avuto la sensazione di stare vivendo un vostro grande tentativo o insuccesso personale (anche lavorativo).

Come vi siete sentiti in quel momento? Cosa avete provato? Sicuramente non bene, forse molto male…

E adesso pensate: cosa avete imparato da questo evento? quanto di ciò che avete imparato da quell’esperienza, sugli altri o su di voi, ha avuto influenza sulla vostra vita o sulla vostra carriera da allora?

Se il bilancio è positivo avete adottato la vostra capacità di essere anti-fragili, ossia dopo un evento ad alto impatto negativo ne siete usciti non ‘uguali a prima’ ma migliori, più capaci.

Dopo Antifragilità e VUCA ecco allora una terza parola: Growth Mindset, un modo per rispondere al mondo VUCA facendo accrescere la nostra capacità di apprendere dalle esperienze perché contrariamente a quello che pensiamo gli adulti tendono a non essere bravi nell’imparare.
Negli ultimi anni tantissimi usano la parola growth mindset…In grande sintesi, le ricerche condotte da Carol Dweck hanno dimostrato che le persone che credono che i loro talenti possano essere sviluppati (attraverso duro lavoro, buone strategie e input da parti di altri) hanno un mindset ‚‘dinamico‘, orientato alla crescita. E questo accade anche perchè si preoccupano meno di sembrare smart ed intelligenti e mettono più tempo ed energia ad imparare cosa fare di diverso o di nuovo rispetto a ciò che fanno già.

"Opportunities to find deeper powers within ourselves come when life seems most challenging.” – Joseph Campbell

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